Congresso Nazionale ADOI

Campi in Fiore

G. P. Abis, J. Anedda, C. Mugheddu, C. Ferreli, L. Atzori

Quando parliamo di cheratosi attiniche ci riferiamo a delle lesioni cutanee caratterizzate dalla proliferazione atipica dei cheratinociti indotta da prolungata esposizione solare, con potenziale evolutivo verso il carcinoma squamocellulare. Ad oggi sappiamo che la progressione può verificarsi direttamente anche da lesioni subcliniche, invisibili, per questo parliamo di “campi di cancerizzazione”, delle aree di cute più ampie rispetto alle lesioni tipicamente palpabili o visibili, comprensive anche di zone apparentemente normali ma che possono già nascondere cellule o “zolle” displastiche.

Le strategie terapeutiche sono molteplici, si possono utilizzare medicazioni topiche, o terapie fisiche come crioterapia, laser-terapia e terapia fotodinamica. Quest’ultima si avvale dell’utilizzo di sostanze fotosensibilizzanti attivabili da una fonte luminosa e in grado di penetrare selettivamente nelle cellule neoplastiche, instaurando così una reazione fotodinamica in grado di discriminare e distruggere le cellule maligne. La sostanza più utilizzata in tale ambito è l’acido 5-aminolevulinico (5-ALA) e le lampade utilizzate nella terapia convenzionale emettono una luce rossa alla lunghezza di 660 nanometri. Negli ultimi anni si è diffusa anche un’altra metodica, la terapia fotodinamica in day-light, che sfrutta direttamente l’esposizione alla luce solare dopo l’applicazione del fotosensibilizzante.

Recenti studi dimostrano che questa variante ha efficacia paragonabile a quella tradizionale a prescindere dalle condizioni climatiche (eccetto la pioggia) e dalle latitudini a cui viene praticata.

Gian Paolo Abis

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