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Dupilumab, dermatite atopica e sindrome nefrosica: un caso di serendipity

Dupilumab, dermatite atopica e sindrome nefrosica: un caso di serendipity

D. Tesauri – Raffaella Sciri – Leonardo Bianchi – Katharina Hansel – Luca Stingeni

Presentiamo il caso di un paziente di 16 anni affetto da dermatite atopica severa e rino-congiuntivite allergica stagionale fin dall’infanzia e con recente sindrome nefrosica in trattamento corticosteroideo, giunto alla nostra osservazione per diffusa dermatite eczematosa, prevalentemente eritemato-xerotico-desquamativa, intensamente pruriginosa, riacutizzata da circa 6 mesi, riferibile a riacutizzazione di dermatite atopica.

In accordo con i colleghi nefrologi, veniva introdotta terapia con dupilumab, 300 mg ogni 2 settimane, con rapido miglioramento sia dell’obiettività cutanea che del quadro renale, per cui dopo 4 settimane veniva interrotta la terapia corticosteroidea. Il quadro si complicava con l’insorgenza di tinea corporis dell’avambraccio sinistro da Trichophyton interdigitale, che veniva trattata con terbinafina topica, con risoluzione in 4 settimane.

La terapia con dupilumab veniva proseguita, con mantenimento della remissione clinica sia della dermatite atopica che della sindrome nefrosica a 12 mesi di follow up.

In letteratura sono riportati solo due case report di pazienti pediatrici trattati con dupilumab, in associazione a corticosteroide sistemico e tacrolimus, per coesistenza di dermatite atopica e sindrome nefrosica, con beneficio.

L’efficiacia di dupilumab nel trattamento della sindrome nefrosica è verosimilmente dovuto al ruolo dei linfociti T-helper di tipo 2 nella patogenesi delle manifestazioni. Tuttavia, ulteriori studi sono necessari al fine di verificare la reale efficacia del farmaco nella gestione di questa entità nosologica e per comprendere i meccanismi di azione.

David Tesauri

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