Eruzione virale o da farmaco? Quando la clinica prevale sull’anamnesi
D. Tesauri – P. Caposciutti – L. Bianchi – K. Hansel – Luca Stingeni
Presentiamo il caso di un paziente di 48 anni che giungeva alla nostra osservazione per la comparsa da 3 giorni di una dermatite inizialmente eritemato-edematosa ad evoluzione vescico-bollosa localizzata alle pieghe ascellari, inguinali ed interglutea, con successivo coinvolgimento di mani e piedi, associata a febbre. Il paziente negava l’assunzione di nuovi farmaci, mentre riportava che la figlia era affetta negli stessi giorni da megaloeritema infettivo.
Dagli esami ematici emergevano leucopenia e piastrinopenia; la PCR su sangue periferico documentava presenza di DNA di Parvovirus B19 ad alta carica. Tuttavia, il quadro clinico non era affatto compatibile con il megaloeritema infettivo, mentre deponeva fortemente per una reazione da farmaco. Approfondendo l’anamnesi emergeva che il paziente assumeva ciclicamente da oltre un anno amitriptilina per cefalea e l’ultima assunzione risaliva al giorno precedente la comparsa dell’eruzione cutanea.
Si poneva pertanto diagnosi di symmetrical drug-related intertriginous and flexural exanthema (SDRIFE) da amitriptilina associata ad infezione da Parvovirus B19. Il paziente veniva successivamente sottoposto ad iter allergodiagnostico che confermava la diagnosi.
La SDRIFE è una reazione farmaco-indotta che si manifesta con un’eruzione cutanea simmetrica, eritemato-edematosa ad evoluzione spesso vescico-bollosa ed erosiva, con caratteristico coinvolgimento delle grandi pieghe. Sottende una ipersensibilità ritardata di tipo IV e i principali farmaci coinvolti sono i beta-lattamici, in particolare l’amoxicillina. Vengono discussi i meccanismi patogenetici, la clinica, la gestione terapeutica e l’iter allergodiagnostico da seguire in questi casi.
David Tesauri