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I sostituti dermici nel trattamento delle ferite difficili

I sostituti dermici nel trattamento delle ferite difficili

Carmine D’Acunto

I sostituti dermici trovano principalmente indicazione nel trattamento di ferite difficili  laddove le soluzioni chirurgiche tradizionali sono di impiego più complesso.

La scelta del sostituto dermico dipende dalle caratteristiche della lesione: dimensioni, profondità, sede, qualità del tessuto circostante, comorbilità. Il suo utilizzo consente l’apposizione dell’innesto cutaneo dove l’attecchimento dello stesso sarebbe limitato come nel caso di tessuto osseo esposto o di tendini. 

Le matrici dermiche decellularizzate comunemente utilizzate sono di origine biologica o biosintetica, la loro caratteristica è di costituire una struttura tridimensionale priva di cellule.
Le matrici biologiche più utilizzate sono prodotte a partire da derma eterologo (bovino, suino od equino) od omologo di donatore (donatore cadavere); il derma così ottenuto viene sottoposto a complesse procedure di laboratorio al fine di rimuovere tutte le componenti cellulari ed ottenere una struttura principalmente costituita da collagene, senza capacità immunogenetiche che può essere ripopolata da cellule autologhe.

Tra i prodotti biosintetici più utilizzati vi è una matrice porosa a base di collagene di tipo I di tendine bovino e glucosaminoglicano ed uno strato esterno semipermeabile di silicone.
L’impego di queste matrici dermiche avviene, tipicamente, in due tempi: nel primo si prepara il letto della ferita con posizionamento del prodotto, nel secondo a distanza di 3 settimane si posiziona la cute autologa.

In campo dermochirurgico è importante conoscere questi prodotti poiché possono offrire soluzioni terapeutiche innovative.



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Carmine D’Acunto

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