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Congresso Nazionale ADOI

Risposta completa a nivolumab neoadiuvante in melanoma desmosplatico del volto

V. Mazzoletti, L. Toffoli, C. Conforti, E. Zelin, N. Di Meo, I. Zalaudek

Negli ultimi anni il trattamento sistemico del melanoma è stato rivoluzionato grazie all’immunoterapia, basata su anticorpi monoclonali diretti contro i checkpoint immunitari [1]; tra questi, nivolumab è un farmaco antiPD1, approvato come trattamento adiuvante e sistemico.

Tuttavia, recenti evidenze hanno dimostrato la sua efficacia anche nel setting neoadiuvante (in particolare combinato con ipilimumab o relatlimab) [2, 3].

Riportiamo un caso singolare di melanoma cutaneo localmente avanzato e metastatico trattato con nivolumab neoadiuvante, che ha mostrato risposta completa sul tumore primitivo e grande efficacia sulla malattia metastatica, senza evidenza di progressione dopo 12 mesi.

Un uomo di 87 anni era stato inviato per una lesione nodulare ulcerata di 5 cm, localizzata in sede zigomatica sinistra. Il paziente, con ridotto performance status, soffriva di ipertensione e fibrillazione atriale.

Il nodulo era stato confermato istologicamente come melanoma desmoplastico all’esame bioptico, BRAF wild-type. La TC con contrasto mostrava un’estesa infiltrazione della superficie ossea (comprendente seno mascellare e arco zigomatico) e alla PET-TC, un linfonodo latero-cervicale sinistro e alcuni micronoduli parenchimali polmonari erano sospetti per secondarismi.

Poiché l’escissione del tumore primitivo avrebbe comportato un’estesa demolizione dell’emivolto sinistro, in seguito a discussione multidisciplinare, si era optato per intraprendere un approccio neoadiuvante con nivolumab (480 mg ogni 28 giorni); dopo le prime tre somministrazioni si era osservata una significativa riduzione della massa primitiva e dopo sei mesi dall’inizio della terapia, residuava unicamente un’area cicatriziale; questo risultato clinico veniva confermato anche dalla PET-TC con risposta completa del tumore primitivo e dei noduli polmonari, e risposta parziale a livello linfonodale cervicale.

Sebbene ben tollerato, il trattamento era stato interrotto per decisione del paziente e a 12 mesi dalla sospensione la risposta risultava mantenuta.

Questo caso sottolinea l’importanza dell’immunoterapia in setting neoadiuvante, che potrebbe configurarsi come trattamento efficace per i pazienti con melanoma localmente avanzato, non idoneo alla chirurgia.

Vanessa Mazzoletti

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