Psoriasi rupioide indotta da Pembrolizumab
L. Rubino, C. Foti, F. Ambrogio
Background
Gli inibitori del checkpoint immunitario che hanno come bersaglio l’antigene 4 associato ai linfociti T citotossici (CTLA-4), il recettore della morte programmata-1 (PD-1) e il recettore della morte programmata-1 e il suo ligando (PD-L1) hanno aumentato la sopravvivenza dei pazienti affetti da alcune tipologie di neoplasie. A causa del loro meccanismo d’azione, questi farmaci sono associati a un profilo di tossicità unico con un ampio spettro clinico di eventi avversi immuno-correlati (irAEs). In generale, le tossicità cutanee da immunoterapia sono tra gli irAEs più comuni.
Case Report
Riportiamo il caso di un uomo di 77 anni con adenocarcinoma scarsamente differenziato polmonare metastatico sottoposto a terapia con Cisplatino – Pemetrexed – Pembrolizumab. Dopo il primo ciclo di trattamento, il paziente ha presentato un’eruzione cutanea diffusa a tutto il corpo a carattere eritemato-desquamativo, con macule a impronta purpurica sormontate da squame con aspetto rupioide. Nel sospetto quindi di una Psoriasi rupioide indotta da farmaci, si eseguiva biopsia cutanea, che evidenziava aspetti istopatologici di paracheratosi desquamante multistrato, iperplasia epidermica psoriasiforme con fusione delle creste epidermiche contigue e tortuosità dei vasi, compatibile quindi con la nostra ipotesi diagnostica.
Ricercando in letteratura è stato descritto un solo altro caso di psoriasi tipo rupioide indotto da Pembrolizumab. In accordo con gli oncologi, abbiamo deciso di interrompere il Pembrolizumab per 4 settimane fino a miglioramento delle lesioni e di iniziare terapia con Apremilast (un inibitore orale della PDE4 a piccole molecole) associato a metilprednisolone sistemico. La terapia immunosoppressiva con metilprednisolone è stata iniziata con una dose di 16 mg/die con successiva riduzione sino ad interruzione in poche settimane.
Dopo 3 mesi di trattamento con Apremilast il paziente presentava buone condizioni cliniche generali con remissione completa della psoriasi per cui ha ripreso i cicli di Pembrolizumab senza riacutizzazione del quadro clinico. Al quarto mese di terapia con Apremilast il paziente ha sospeso di sua sponte la terapia per la psoriasi nonostante continuasse il trattamento con Pembrolizumab con successiva ricomparsa delle lesioni eritematodesquamative infiltrate. Dopo successiva reintroduzione di Apremilast si è presentata una nuova remissione del quadro clinico nonostante assenza di interruzione di Pembrolizumab.
Conclusioni
Per quanto ne sappiamo, questo è il secondo caso di psoriasi rupioide indotta dall’immunoterapia con Pembrolizumab e la nostra esperienza dimostra buona efficacia e sicurezza di Apremilast in tale quadro clinico
Luca Rubino