Sindrome mano-piede indotta dalla somministrazione monoterapica di pembrolizumab per carcinoma polmonare
R. Bortone, G. Cazzato, C. Foti, R. Filotico, F. Ambrogio
La sindrome mano-piede (SMP), conosciuta anche come eritrodisestesia palmo-plantare, è una reazione avversa all’uso di alcuni farmaci antitumorali.
Le lesioni cutanee della sindrome comprendono principalmente eritema, edema, vescicolazione, desquamazione e placche ipercheratosiche ai palmi delle mani e alle piante dei piedi.
Presentiamo il caso clinico di un paziente maschio di 73 anni, fumatore (120 pacchetti/anno) con diagnosi di carcinoma polmonare non a piccole cellule.
Inizialmente era stato sottoposto a trattamento chirurgico e radioterapico ma a causa della progressione della malattia era stata instaurata immunoterapia con pembrolizumab.
Quest’ultimo è un anticorpo monoclonale anti PD-1 (morte cellulare programmata/programmed cell death-1). Esso viene impiegato come farmaco contro il melanoma, cancro del polmone, linfoma di Hodking, carcinoma uroteliale e altri tumori solidi.
Dopo aver completato 6 cicli di monoterapia con pembrolizumab, in un periodo di tempo di 4 mesi, il paziente aveva sviluppato lesioni eritematose, edematose, vescicolose e infine desquamazione ed ipercheratosi a livello palmo-plantare bilaterale.
Per diagnosticare correttamente la SMP, è stata eseguita biopsia ed esame istologico al livello plantare, in anestesia locale con punch biopsy 6mm di diametro. Inoltre, è stata indicata la sospensione dell’immunoterapico ed è stata introdotta una terapia topica a base di cortisone e acido salicilico ottenendo una regressione completa del quadro patologico in 3 settimane.
La SMP è stata descritta in letteratura come un effetto collaterale non comune di diversi agenti antitumorali, tra cui pembrolizumab. In particolare, varie pubblicazioni riportano l’uso del farmaco in combinazione con altri chemioterapici quali capecitabina, lenvatinib and anlotinib.
Non sono invece presenti riferimenti di sviluppo della SMP in seguito all’uso di pembrolizumab in monoterapia.
A tal proposito, il nostro caso clinico potrebbe aiutare i ricercatori nella revisione degli effetti avversi dell’agente immunoterapico che, ad oggi, è considerato uno degli armamenti più efficaci nella lotta contro diversi tipi di cancro.
Riccardo Bortone