Trattamento della xerosi in un paziente diabetico: l’efficacia degli idratanti a base di ceramidi
M. Rossi
Il diabete mellito è una malattia fortemente impattante sulla qualità della vita (QoL) dei pazienti. Circa il 30-70% delle persone con diabete presenta dermopatie concomitanti, spesso sottodiagnosticate e anche gravi, che ne peggiorano il quadro clinico.
Tra queste, la xerosi cutanea può manifestarsi precocemente, predisponendo a complicanze cutanee come prurito, dolore e conseguente riduzione della QoL.
Si riporta il caso clinico di un paziente maschio di 54 anni, iperteso affetto da diabete metasteroideo, soggetto a terapia immunosoppressiva di mantenimento (tacrolimus, acido micofenolico e steroide) a seguito di trapianto di rene.
Nei tre anni successivi, a causa dell’immunocompromissione, il paziente sviluppa un carcinoma squamoso invasivo auricolare, sottoponendosi a una lunga serie di resezioni chirurgiche. Durante i follow-up, si evidenzia una xerosi cutanea con lesioni bilaterali e discromie diffuse agli arti inferiori: il paziente lamenta prurito ricorrente, specie la sera (DASI score = 3). Le analisi non mostrano alterazioni sulle IgE totali, con analisi delle feci e indici di flogosi nella norma.
Dopo un trattamento con steroidi topici e peggioramento della discromia, il paziente si sottopone a un trattamento con un topico emolliente a base di ceramidi naturali per 4 settimane mostrando, già dopo 2 settimane, notevoli miglioramenti sia in termini di prurito (NRS 1/10) che di discromia. A completare il percepito positivo del paziente circa il trattamento topico, un alto indice di gradimento circa la tollerabilità, la facilità d’uso, la cosmeticità e l’idratazione duratura.
L’idratante in oggetto, grazie alla formulazione con tre differenti ceramidi, naturalmente presenti nella cute, ha dunque dimostrato un sostanziale e efficace rinforzo della barriera cutanea anche in una casistica clinica complessa come la xerosi indotta dalla patologia diabetica. Una formulazione idratante a base di ceramidi può dunque essere considerata un valido coadiuvante per la gestione della xerosi in pazienti complessi, farmacologicamente trattati.
Mariateresa Rossi